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Cristo vive: facciamo festa per 5 nuovi sacerdoti   versione testuale






Cristo vive
Cristo vive. Non poteva esserci espressione più semplice, più diretta e più effi cace di questa. Papa Francesco la pone all’inizio della sua Esortazione apostolica scritta in seguito al Sinodo dei vescovi su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale (che viene presentata anche a pag. 7). È un annuncio pasquale. Simile a quello che le donne hanno ricevuto da due uomini in vesti sfolgoranti entrando nella tomba vuota: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto (Lc 24,5-6). Perciò - aggiunge il Papa - «le prime parole che desidero rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!» (n. 1).
La gioia di essere cristiani
Possiamo gustare la lettura di questa bella lettera di papa Francesco avendo davanti agli occhi i diciotto giovani e adulti che nella notte di Pasqua hanno ricevuto il Battesimo, la Confermazione e la Comunione eucaristica dal nostro Vescovo in una cattedrale gremita. Visibilmente commossi, hanno chiesto di essere immersi nella nuova vita portata da Gesù risorto. Insieme a loro possiamo ricordare i 148 nuovi cristiani di Fianga e i 37 di 4Serè in Ciad che, immergendosi con tutto il corpo nell’acqua dei battisteri posti all’ingresso, sono entrati danzando, vestiti di bianco, nelle loro chiese.
Innamòrati!
I giovani cercano l’amore e lo cercano con passione. Mi ha molto colpito l’invito che il Papa rivolge ai giovani di innamorarsi. Giovani, lasciatevi innamorare!  Se cercate la passione lasciatevi innamorare. In questo passo dell’esortazione papa Francesco non parla dell’innamoramento tra un uomo e una donna. Egli ha l’audacia di parlare dell’innamorarsi di Dio. Egli cita un testo splendido di Pedro Arrupe che desidero riprendere. «Niente può essere più importante che incontrare Dio. Vale a dire innamorarsi di Lui in una maniera defi nitiva e assoluta. Ciò di cui tu ti innamori cattura la tua immaginazione e fi nisce per lasciare la sua orma su tutto quanto. Sarà quello che decide che cosa ti farà alzare dal letto la mattina, cosa farai nei tuoi tramonti, come trascorrerai i tuoi fi ne settimana, quello che leggi, quello che sai, quello che ti spezza il cuore e quello che ti travolge di gioia e gratitudine. Innamorati! Rimani nell’amore! Tutto sarà diverso» (n. 132)
La bellezza del matrimonio
Cristo è vivo! Perciò alcuni giovani, con coraggio e superando tanti timori, rischiano per l’amore costruendo una famiglia e decidendo di sposarsi nel Signore. Hanno superato la paura di fare una scelta defi nitiva sigillando la promessa di una vita piena che hanno avvertito innamorandosi l’un l’altro. Ed è affascinante quanto sottolinea papa Francesco. «All’interno della vocazione al matrimonio, dobbiamo riconoscere ed essere gra-ti per il fatto che la sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita» (n. 261). Infatti l’amore tra un uomo e una donna, «quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima».
Giovani innamorati di Dio
Samuele di Carbonera e Matteo di Casale, Riccar-do di Spercenigo, Luca di Zenson di Piave e Nicola di Castello di Godego, Giacomo e Davide fratelli gemelli di San Zenone degli Ezzelini, anche que-sti giovani sono stati affascinati dall’amore di Dio. Spesso, raccontando la storia della loro chiama-ta hanno parlato di innamoramento. Una parola che loro stessi e i coetanei riferiscono alla relazio-ne con una ragazza. In forme sorprendenti e del tutto inaspettate il Signore è entrato nella loro vita e loro si sono innamorati di Lui. Lo hanno avverti-to nell’intimità di un’esperienza comunitaria come un pellegrinaggio o meditando una pagina del Vangelo, o nell’abbraccio di un incontro con dei giovani in ricerca di senso, o ancora nel volto di un povero anziano o senza fi ssa dimora. Hanno trascorso ore e ore, proprio come gli innamorati, nel silenzio della preghiera e dell’ascolto della sua parola. E in questi giorni, anche loro lasciano che il Signore ponga un sigillo alla promessa di vita che hanno avvertito.
Samuele e Matteo
Due giovani che il Vescovo ha ordinato diaconi a Casale sul Sile, una comunità cristiana in festa per i novecento anni di vita della parrocchia. Innamorati di Gesù, Samuele e Matteo hanno deciso di accogliere la sua chiamata a vivere i loro affetti e la loro sessualità nella ca-stità celibataria per servire il Signore nelle comunità cristiane. Servire come ha servito Gesù amando le persone con tutta la sua umanità di celibe. Imitando il suo amore, Lui che per rivelare l’amore vero si è chinato come gli schiavi ed ha lavato i piedi dei suoi discepoli. Matteo e Samuele desiderano vivere ed essere vivi spendendo la loro vita alla maniera del buon samaritano. Si chineranno sulle ferite di ragazzi e giovani assetati di affetto; sulle solitudini degli anziani sempre più numerosi nei nostri paesi e città; sulle ferite di fratelli e sorelle immigrati vittime di traffi canti vicini e lontani; sul-le incertezze e paure di uomini e donne privi di un lavoro dignitoso. Innamorati di Dio, hanno indos-sato il grembiule del servizio e non lo smetteranno più perché Gesù non l’ha tolto neppure quando, privo delle sue vesti, è stato messo in croce.
Riccardo, Luca, Nicola, Giacomo e Davide
Cristo vive e questi cinque giovani hanno accol-to la chiamata ad essere preti per annunciarlo e testimoniarlo vivo. Continueranno ad indossare il grembiule per essere servi nella Chiesa e nel mondo. Non potranno più disporre di sé stessi a piacimento. Saranno inviati dal Vescovo laddove vi saranno comunità, qui in diocesi o nelle missio-ni, che attendono l’annuncio del Vangelo e quei doni speciali che sono la Comunione eucaristi-ca e la Riconciliazione. Doni che sono per la Chiesa e l’umanità come l’acqua per le pian-te. Infatti, il Signore non può venire meno alla sua promessa: Egli non lascia priva la sua Chiesa di pastori. Senza di loro la Chiesa non può vivere e realizzare la sua missione. I giovani, nuovi diaconi e preti, sono segno della cura del Signore verso questa nostra Chiesa di Treviso. Viviamo la gioia di così grandi doni e affi -diamo alle materne cure di Maria tutti i ra-gazzi, gli adolescenti e i giovani dei gruppi vocazionali perché in queste settimane pren-dano decisioni con la stessa audacia della Madre di Gesù.
don Giuliano Brugnotto, rettore
 
Seminario Vescovile della Diocesi di Treviso
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